Archivio lavori visivi

Custodire l'ombra

Custodire l'ombra / 1998

Iconomachia


di Antonella Marino

La leggenda tramanda che agli albori della rappresentazione artistica ci sarebbe l’esigenza di conservare, tratteggiandone l’ombra, l’effige della persona amata. Il suo calco, la sua silhouette imprigionata in un ritratto, dichiarano la prossimità tra ombra e immagine, quel sottile crinale simbolico tra luce e buio, vita e morte.
Una “lotta con l’ombra” (G.Deleuze) che Antonio De Luca mette in scena nella nuova performance "Custodire l'ombra" progettata a suggello finale di questa mostra in cui le sagome dei presenti, bloccate nell’effimera istantanea di uno sfondo al fosforo, vengono preservate da un immediata dissoluzione, da una veloce “agonia”, attraverso l’inserimento in teche sigillate.
Un operazione che ricorda la tensione mistica delle “Antropometries”di Ives Klein, gli inscatolamenti concettuali di Manzoni, e più indietro la genesi (per contatto) della fotografia, fino alle prime “impronte” preistoriche.
Ma che ha piuttosto al centro d’interesse proprio la questione dell’immagine e delle sue origini, che sono strettamente correlate alla scoperta del tempo, come coscienza della finitezza umana, cui l’invenzione dei linguaggi (arte in primis) cerca di contrapporsi.
L’intera ricerca dell’artista salentino, condotta con diversi mezzi espressivi, è calata in questo intreccio problematico in cui il corpo si fa Figura (nel senso deleuziano che si oppone ad una semplice figurazione narrativa) e il Tempo “consumatore delle cose”(Leonardo) diviene parte integrante di un lavoro processuale che colloca “l’arte ai bordi della vita”(Pistoletto).
Così nel ciclo qui esposto delle Iconomachie, il prelievo di segnali stradali in ferro affida alla decantazione della ruggine i suoi effetti formali, asseconda una temporalità in fieri dal vago sapore alchemico, che in ballo non ha però nulla di salvifico.
Semmai ad un estetica della stabilità e della permanenza, oggi impossibile, si sostituisce lo spettacolo di una “sparizione”che riconduce la domanda ineludibile sullo statuto dell’immagine nell’epoca della sua simulazione assoluta ad una dimensione di esperienza umana, filosofica, esistenziale.




Presentazione della mostra personale alla galleria NEOS
Ottobre 1999.

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